Materia incontra Imma Matera

Intervista alla giovanissima designer Imma Matera, vincitrice del Premio “Guglielmo Papaleo” della seconda edizione di Materia Independent Design Festival.

N: Gentilissima Imma, quale significato dai alla parola “design”?

I: Il design oggi è diventato una forma di espressione ricca di contaminazioni. La parola design delinea un grande sottoinsieme di modi di progettare e di approcci. Il mio pensiero personale o meglio filosofia definisce il design come un vasto contenitore di idee, di persone, di luoghi concretizzati in prodotti accessibili che ci permettono di progredire.

N: Quale è stato il tuo percorso per diventare “product e industrial designer”?

I: Subito dopo il diploma di liceo scientifico seguendo la mia passione per la fotografia e l’arte ho deciso di iscrivermi alla facoltà di architettura di Roma con indirizzo Disegno Industriale. L’esperienza lavorativa in uno studio di progettazione e la mia città di origine, Matera, hanno stimolato il mio interesse per il mondo del design del prodotto legato all’artigianato spingendomi a continuare gli studi specializzandomi in Product design.

N: Fantasia, invenzione, creatività ed immaginazione, sono elementi importanti per la progettazione contemporanea nel campo del design. Che ne pensi?

I: Gli elementi di cui parli sono fondamentali per una buona progettazione. Tuttavia io aggiungerei due parole: ricerca e concetto come elementi di carattere identitario fondamentali e rappresentativi della visione del designer e di ciò che si vuole comunicare attraverso gli oggetti.

N: Parlando di progetto, ci potresti parlare del tuo primissimo approccio e cosa è cambiato da allora ad oggi? Hai delle tue istruzioni per “l’uso”?

I: Il mio primo approccio al design è stato prettamente industrial dovuto alla mia formazione universitaria. Avevo una visione sicuramente molto acerba rispetto ad oggi, stavo apprendendo i vari metodi. Tuttavia sono state fasi stimolanti per crescere e non smettere mai d’imparare e per capire soprattutto quale era il mio percorso. Oggi ho una visione più chiara di ciò che sta alla base della mia progettazione, sicuramente prima non avrei mai pensato di dare molta importanza alla sperimentazione dei materiali e al racconto del prodotto dal punto di vista concettuale. Non ho delle vere e proprie istruzioni ma consigli. Sicuramente leggere dei grandi maestri del design, osservare e ascoltare sono tre ingredienti fondamentali.

N: Cosa guida il tuo gesto creativo, i materiali o privilegi il disegno?

I: Sicuramente i materiali sono alla base della mia progettazione, la sperimentazione di questi e l’espressività. Non esiste il disegno a priori ma il concetto, la storia raccontata attraverso il segno.

N: Per te è importate che un oggetto esprima l’identità del territorio? Della sua tradizione?

I: Al giorno d’oggi si parla molto di KM0, sostenibilità intesa non solo come “ambiente” ma sostenibilità territoriale come valorizzazione di luoghi. Raccontare la storia di luoghi, di persone e oggetti legati alla tradizione attraverso l’ironia o un materiale tipico è sicuramente un modo per parlare di se stessi, dell’importanza che noi attribuiamo agli oggetti di uso quotidiano e allo spazio che ci circonda. Quindi sì, è importante progettare per il proprio territorio. L’Italia è un paese ricco di risorse legate alla tradizione, l’arte, la cucina, i riti. E’ un contenitore che necessita di essere raccontato attraverso le nostre sensazioni, dare valore agli aspetti materiali e immateriali di un luogo, la storia e i simboli che esprimono il genius loci attraverso gli oggetti.

N: Qual è il tuo rapporto con l’industria? E con l’artigianato?

I: Ad oggi dalle mie esperienze attuali e passate non posso vantare di un rapporto con le industrie. La mia visione rispecchia molto quelli che sono i valori dell’artigianato, dall’unicità del pezzo all’irregolarità e all’imperfezione che considero un valore aggiuntivo al prodotto finito. Tuttavia penso che i due percorsi ad un certo punto s’incontrano soprattutto nella fase di prototipazione e sviluppo del progetto.

N: Ti senti più affine al pensiero/metodo progettuale di Bruno Munari, Enzo Mari, Alessandro Mendini o Philippe Starck?

I: Senza dubbi Bruno Munari e il suo “mondo”.

N: Fra le caratteristiche più importanti per una buona progettazione vi sono la visibilità e la comprensibilità, soprattutto per un design, che potrebbe essere definito “accessibile”, trovi che gli oggetti progettati oggi rispecchino queste caratteristiche, soprattutto quando parliamo di oggetti di uso quotidiano?

I: Nella produzione attuale degli oggetti così definita “accessibile” i due concetti di visibilità e comprensibilità sono sicuramente espressi, tuttavia ciò che in alcuni casi viene a mancare è la riconoscibilità del prodotto. Secondo il mio modesto punto di vista l’oggetto non deve diventare “anonimo”, deve comunicare non solo la sua funzione ma l’identità progettuale, l’impronta del designer. In un certo senso l’oggetto diventa mezzo di espressione del progettista.

N: Un aggettivo per definire la sensazione che provi mentre realizzi i tuoi progetti?

I: Poetica

N: Quanto è stato importate collaborare con i “GUM DESIGN”?

I: Collaborare con i Gumdesign è stato fondamentale non solo per la mia formazione. Devo dire che Laura e Gabriele mi hanno trasmesso due cose importanti. La prima è l’amore per questo lavoro, la seconda è la passione con cui fare questo lavoro. A volte in studio ci si fermava a chiacchierare oltre le ore di lavoro e la maggior parte delle volte erano aneddoti della loro esperienza, consigli o “chicche” che ti arricchivano. I Gum oltre ad essere dei professionisti io li definirei “una guida” che ti accompagna passo dopo passo. Formarsi in una realtà importante come quella di Gumdesign ti porta ad avere una maggiore attenzione al progetto, specialmente se si parla di autoproduzione, curando tutti gli aspetti soprattutto da un punto di vista concettuale, di racconto del prodotto.

N: Cosa è significato, per la tua crescita professionale, aver vinto la borsa di studio “Guglielmo Papaleo” alla seconda edizione Materia Idependent Design Festival ” 2017 ?

I: Partecipare e poi vincere il festival ha significato soprattutto credere in me stessa. Mi ha dato la spinta per pormi nuovi obiettivi e la consapevolezza di poterli raggiungere. Ha ampliato sicuramente la mia rete di contatti con designer importanti e artigiani con cui tutt’oggi lavoro. E’ stato soddisfacente per una designer del sud vincere la borsa di studio “Guglielmo Papaleo” con un progetto che racconta il mio territorio e questo mi ha dato la possibilità e il supporto concreto di realizzare i miei prodotti e di poter lavorare su nuove idee.

N: Un tuo messaggio per la tribù del design, a chi si accinge come il protagonista de il “Compagno Segreto” di Joseph Conrad, dovrà navigare in questo mare.

I: Osservare per imparare, progettare con il cuore, non smettere mai di sognare!

Grazie cara Imma per la tua gentilissima ed affettuosa collaborazione, noi di Materia ti auguriamo di procedere sempre con il design nel cuore!

Articolo a cura di Natalia Carere

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